Una preposizione che cambia tutto

Non è “fatta DALL’AI” e “fatta CON l’AI”.

Da quando è nata, LOOL si occupa di ricerca sull'applicazione dell'intelligenza artificiale nel mondo delle risorse umane e, in particolare, sui modi in cui può aiutarci a comprendere meglio cosa genera benessere nelle organizzazioni. La ho fatta molto semplice, ma più o meno è così.

Lavorando con Marco e Massimo, abbiamo sperimentato molto e molto ci siamo interrogati sull’impatto delle AI nei nostri modi di lavorare, imparare, comunicare, creare contenuti.

E c'è un aspetto che continua a sembrarmi centrale, pur essendo raramente al centro della discussione ed è il vecchio tema della RESPONSABILITÁ.

Quando parliamo di intelligenza artificiale mi sembra che tendiamo a concentrarci sulle sue capacità: la velocità con cui produce contenuti, collega informazioni, suggerisce idee e costruisce analisi è impressionante, talvolta persino disorientante.

Quello che però mi colpisce è che, proprio mentre riconosciamo questa straordinaria potenza, rischiamo di compiere uno slittamento della responsabilità. Una volta parlando con una collega ho chiesto “questa parte l’hai proposta tu?” e la risposta (seria) è stata “no, la ha fatta Claude”, allora ho insistito “tu la condividi e quindi ce la proponi?”, risposta (sempre seria) “non del tutto, ma è interessante”… aiuto.

L'intelligenza artificiale produce possibilità, molte possibilità, non si risparmia e non ci risparmia una abbondanza di connessioni, alternative, interpretazioni, strutture. Ma è proprio lì che l’uomo interpreta il suo ruolo di guida, essendo la persona che decide quali di queste possibilità abbiano valore, quali meritino di essere approfondite, quali vadano scartate e quale significato attribuire al risultato finale. E’ banale, ma è proprio in questa azione di scegliere che risiede il primo mattoncino della nostra responsabilità.

Poi c’è un secondo tema fondamentale, l’AI produce cose: immagini, testi, report, stringhe di codice, musica, e tutto quello che vi viene in mente, ma è la persona che ha la responsabilità delle conseguenze che quelle “cose” producono. Se grazie all’AI, creo una immagine farlocca di Gaza come un resort di lusso, ne sono responsabile. Se produco un report che rivela cose che le persone vorrebbero tenere riservate, la responsabilità delle conseguenze è mia. Se sgancio la bomba atomica, la responsabilità della distruzione, non è della bomba, ne’ di chi la ha creata, ma di chi la usa.

Credo che una parte importante della maturità digitale che ci viene richiesta oggi stia proprio qui: smettere di chiederci soltanto che cosa può fare l'intelligenza artificiale e iniziare a interrogarci più seriamente su quale responsabilità ci assumiamo quando la utilizziamo.

Il punto è proprio: chi risponde delle conseguenze di quel contenuto?
E, credo ancora per molto tempo, la risposta continuerà ad essere la stessa: noi.

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Di donne magrissime e notti lunghissime.